Il 16 febbraio è sbarcata su Netflix la docu-serie originale First Team: Juventus dedicata alla stagione 2017/18 della società torinese. Ho visto le prime tre puntate e posso darvi un’opinione da tifoso, appassionato e blogger juventino.

Per prima cosa, occorre capire quale fosse l’obiettivo della società bianconera per poterne valutarne correttamente il risultato. Sin dalla sua presentazione, è apparso subito chiaro come fosse quello di allargare il bacino d'utenza cercando di catturare le simpatie degli oltre 104 milioni di iscritti in 190 paesi del servizio di streaming più famoso al mondo. Si tratta a tutti gli effetti di un prodotto promozionale pensato da stranieri, prodotto da stranieri, con produttori esecutivi stranieri e rivolto non solo ai teeneger italiani, ma anche e soprattutto a quelli stranieri.

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Courtesy Netflix

Ci sono tanti ragazzini che non conoscono la storia dei bianconeri e molti che non sono (ancora) fan del calcio e l’obiettivo comune di Netflix e Juventus è quello di farli appassionare a entrambi. Che sia pensato non solo per gli italiani te ne accorgi quando Valerio Staffelli spiega cosa sia “Striscia la Notizia” e cosa rappresenti il Tapiro d’oro, oppure quando Marchisio ci ricorda come il vero caffè in Italia si prepari con la moka e la caffettiera, o quando ci viene spiegata la rivalità tra Napoli e Juventus o anche solo la distanza in chilometri tra Milano e Torino. Informazioni che potrebbero sembrare superflue per noi, ma che appunto contribuiscono a rendere il prodotto più internazionale e alla portata di tutti.

È anche per questo che la serie inizia dal principio, da Villar Perosa e dalla storia e tradizione bianconera e racconta con trasporto e passione le vicende in particolare di Gianluigi Buffon, il giocatore bianconero più conosciuto nel mondo. La voce di Tommaso Vittorini (per la versione inglese è stato scelto D.B. Sweeney) narra la prima parte di stagione dei bianconeri attraverso alcuni degli avvenimenti sportivi più significativi del 2017: si va dall’esordio stagionale con il Cagliari alle sconfitte con il Barcellona e la Lazio, alle celebrazioni per i 120 anni di storia contro il Bevenento per arrivare al mese terribile di dicembre con gli scontri al vertice con Napoli e Inter e con la gara decisiva di Champions League contro l’Olympiacos.

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Courtesy Netflix

Nel mezzo, tanto spazio a Federico Bernardeschi e ai suoi cani, a Giorgio Chiellini e alla sua passione per il basket, a Gonzalo Higuaín e al suo ritorno a Napoli, a Claudio Marchisio, a Miralem Pjanic, a Daniele Rugani e fidanzata e, ovviamente, al mister Massimiliano Allegri. Le telecamere li hanno seguiti ovunque, fin dentro le loro abitazioni, in auto, in aereo e il materiale raccolto racconta la vita privata di ognuno di loro.

Molta attenzione, infine, è stata inoltre riposta ad eventi che contribuiscono a rendere quella bianconera una tradizione unica nel panorama calcistico: dal già citato appuntamento di Villar Perosa alla cena di Natale, dall’importanza della vittoria al rapporto con la Champions League.

Il risultato è una serie molto “americana”, prodotta magnificamente e che probabilmente riuscirà nel suo intento di far appassionare tanti ragazzini in giro per il mondo, nonostante il ricorso costante ai sottotitoli (i protagonisti parlano italiano e ovviamente non sono doppiati). Potete aspettarvi una grande cura e una qualità della sceneggiatura e delle immagini meravigliosa, nel pieno rispetto degli standard qualitativi Netflix.

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Courtesy Netflix

Ma piacerà anche al tifoso italiano e a chi un appassionato di calcio lo è già? A voler trovare dei difetti, c’è poco calcio. Ci si concentra infatti più sull’aspetto “umano” e il racconto è più dei protagonisti che delle loro gesta. I riassunti delle partite coprono solamente 7 partite di campionato e 3 di Champions. Mancano gare anche importanti come la vittoria in casa contro il Milan o la sconfitta con la Sampdoria e non c’è molto degli allenamenti e delle sedute tattiche di Allegri che probabilmente avrebbero interessato maggiormente questo target di utenti.

Poche chicche calcistiche, insomma. Mancano inoltre i contributi di giocatori come Dybala, Mandzukic, Barzagli e Szczesny ma, si spera, li ritroveremo protagonisti nelle prossime tre puntate che verranno rilasciate la prossima estate, a fine stagione.

In conclusione, perciò, e senza girarci troppo intorno, pare e probabilmente si tratta di un prodotto per i ragazzini americani più che per i 40enni juventini italiani. Ma che, comunque, si fa apprezzare per la bellezza delle immagini e per l’eccellente realizzazione tecnica. Se siete abbonati a Netflix, provatela. Si tratta del primo esperimento di questo tipo e, probabilmente, non sarà l’ultimo. Si è tracciata una via che probabilmente verrà ripercorsa da altri club in futuro e che potrebbe costituire un nuovo modo di raccontare il calcio. Magari, la prossima volta, con un po’ più di calcio.