L’italiano che ha attraversato quattro continenti a piedi

Da cinque anni Nicolò Guarrera cammina per il mondo spingendo un carrellino (e ogni tanto ci parla pure)

Nicolò Guarrera a Istanbul (foto dal profilo Instagram di Pieroad)
Nicolò Guarrera a Istanbul (foto dal profilo Instagram di Pieroad)
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Il 9 agosto 2020 Nicolò Guarrera partì da Malo, un comune di 14mila abitanti della provincia di Vicenza, con l’idea di fare «un giro per il mondo nella maniera più arcaica possibile», cioè a piedi. Non era proprio il momento ideale per mettersi in cammino: il primo lockdown era appena finito, i contagi erano ancora alti e «c’era il rischio che le restrizioni fossero ripristinate da un momento all’altro, vanificando o comunque rallentando tutto», dice.

Alla fine però le cose sono andate bene. Negli ultimi cinque anni Guarrera, che sui social si fa chiamare Pieroad, ha percorso decine di migliaia di chilometri attraversando quattro continenti (Europa, America, Oceania, Asia). Oggi è seguito da più di 350mila persone su Instagram, dove è diventato famoso per lo stile schietto e spontaneo con cui racconta i posti che visita, il suo modo cordiale di interagire con le persone che incontra e la promozione di uno stile di vita semplice, rispettoso dell’ambiente e incline alla lentezza.

Anche alcune trovate narrative hanno contribuito alla sua notorietà, come la scelta di non radersi mai la barba e le sue surreali conversazioni con “Ezio”, il passeggino da trekking su cui trasporta tutta la sua attrezzatura. «È il compagno di viaggio perfetto: pesa dodici chili, ma può trasportarne cinquanta. Può sembrare controintuitivo, ma è molto più comodo di uno zaino».

Un altro personaggio ricorrente dei suoi video è il padre, che lo ha anche accompagnato in alcuni tratti del suo viaggio in Argentina e, più di recente, in Grecia. Per il suo fare avventuriero e per la sua capacità di adattarsi alle condizioni estreme del viaggio Guarrera lo chiama scherzosamente «uomo bionico»: quando sono insieme non può mai mancare una «scorta di grappa». La notte, in ogni caso, ciascuno dorme nella sua tenda.

Nicolò Guarrera ed “Ezio” nelle montagne Ḥajar, in Oman (Nicolò Guarrera)

Inizialmente Guarrera avrebbe voluto cominciare il suo viaggio andando verso est, ma poi ci ha ripensato: «cominciare da ovest era meno traumatico, anche per una questione di praticità: la burocrazia è più snella, e ottenere informazioni sui percorsi e sui posti per dormire è più facile».

Decise così di attraversare la costa meridionale della Francia per poi spostarsi in Spagna, seguendo gli itinerari del Cammino di Santiago. «Non avevo mai fatto niente del genere, e mi è sembrato logico sfruttare le comodità del pellegrinaggio più famoso al mondo: dà la possibilità di camminare su sentieri poco trafficati, dormire negli ostelli senza spendere cifre enormi e prepararsi mentalmente a una gran fatica».

Dopo aver raggiunto Huelva, in Andalusia, Guarrera si è imbarcato verso le isole Canarie, per poi attraversare l’oceano Atlantico in catamarano e raggiungere Panama. Una volta arrivato in America ha raggiunto Quito, in Ecuador, e si è spostato verso sud attraversando il Perù e il Cile, il paese più lungo al mondo, dove ha trascorso quasi un anno. Sempre a piedi, ovviamente.

L’ultima tappa dell’America Latina è stata Ushuaia, il capoluogo della Terra del Fuoco, nell’estremo sud dell’Argentina. «Era il posto ideale per concludere il percorso, anche per il suo fascino: è il posto di frontiera per antonomasia, la città più australe del mondo, oltre la quale si incontrano l’Oceano Atlantico e il Pacifico», dice Guarrera.

Una foto di Nicolò Guarrera alla fine dell’attraversamento del Cile (Nicolò Guarrera)

Quando «la terra sotto i piedi» era ormai finita, Guarrera ha cambiato continente e si è spostato in aereo in Australia, da Sydney a Darwin, trascorrendo sei mesi nel deserto.

Nel 2023 è stato il turno dell’Asia: il suo viaggio è cominciato risalendo l’India da Calcutta e poi attraversando la parte centrale del paese da est verso ovest, fino a Mumbai. Successivamente avrebbe voluto raggiungere il Pakistan, «una tappa fondamentale del viaggio, perché da lì potevo spostarmi in Afghanistan o in Iran, o magari in Cina». I suoi piani sono però stati stravolti da quella che definisce «l’oscura burocrazia. Il visto durava soltanto trenta giorni, e con tempi così ristretti è impossibile attraversare a piedi un paese così vasto».

A quel punto è stato costretto a cambiare itinerario. «Ho preso l’ultimo aereo del mio viaggio per spostarmi in Oman, e da lì ho risalito la penisola arabica: Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait, un pezzettino molto piccolo dell’Iraq, Iran, Armenia, Georgia e Turchia, da cui sono rientrato in Europa».

Nicolò Guarrera ad Ani, un’antica città armena oggi al confine fra la Turchia e l’Armenia (Nicolò Guarrera)

In questi cinque anni Guarrera ha consolidato una sua routine di viaggio: si alza molto presto per sfruttare al massimo le ore di luce, e percorre in media 40 chilometri al giorno, fermandosi a metà del percorso per pranzare e far rilassare i muscoli. Poi, quando trova un posto sicuro e riparato in cui accamparsi, monta la tenda e pianifica gli spostamenti per il giorno successivo.

Seguire queste abitudini lo ha fatto maturare da tanti punti di vista: «quando fai spostamenti così lunghi ripensi a cose che dai per scontate fin da piccolo, ma di cui ti rendi conto soltanto in condizioni di scarsità: per esempio, nel deserto è fondamentale evitare sprechi di acqua non soltanto per dissetarsi, ma anche per cucinare e mantenere un buon livello di igiene personale». Un altro concetto con cui Guarrera ha imparato a familiarizzare è quello di riparazione: «se si rompe qualcosa bisogna sapere intervenire per rattopparla in qualche modo, anticonsumisti per necessità».

Nei primi due anni del viaggio, quelli trascorsi in Francia, Spagna e America Latina, Guarrera non ha avuto particolari difficoltà. «Parlo bene lo spagnolo e l’inglese, e quindi ho comunicato agevolmente con chiunque incontrassi», racconta. I primi ostacoli sono arrivati in India, dovuti soprattutto alla difficoltà di farsi capire. «Anche se è stata una colonia britannica per quasi un secolo, la grande maggioranza degli indiani non parla l’inglese, e anche la loro comunicazione non verbale è molto diversa: è stato difficile».

Durante la sua permanenza in India, durata cinque mesi, ha avuto anche qualche disavventura: per esempio, mentre si trovava a Udaipur, nel nord dell’India, il cane di una famiglia che lo ospitava lo morse mentre stava dormendo, e per curarsi dovette fare un trattamento di antibiotici di tre settimane.

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Attualmente Guarrera si trova in Grecia e dice di essere in una fase di «rilassamento». In Europa può infatti spostarsi agevolmente da un paese all’altro, senza doversi più preoccupare di quella che chiama «tirannia del passaporto, un simbolo di discriminazione tra i più noti e celebrati». Guarrera racconta di aver sofferto questa «tirannia» soprattutto in Asia, dove «essere accettati nei paesi era un ostacolo da superare di volta in volta». Si definisce comunque un «privilegiato», perché il passaporto italiano è «un lusso che dà accesso alla maggior parte dei paesi del mondo», mentre gli è capitato di vedere altre persone respinte alla frontiera «soltanto perché nate in un posto considerato sbagliato».

Anche se si è messo in cammino da molti anni, Guarrera ha ottenuto una certa visibilità soltanto di recente: per la maggior parte del tempo ha raccontato i suoi spostamenti a poche decine di migliaia di persone, che sono diventate centinaia di migliaia soltanto nell’ultimo anno e mezzo. «Non avevo mai dato troppa attenzione ai social, non avevo neppure un account su Instagram», racconta. «Ho costruito una piccola platea partendo da zero, ma è stato un processo molto lungo e di cui sinceramente non mi sono reso troppo conto».

Guarrera a Ushuaia, in Argentina (Nicolò Guarrera)

Per finanziare il viaggio Guarrera è sostenuto da qualche sponsor, ma il grosso delle spese è coperto dai risparmi che aveva messo da parte e dalle donazioni delle persone che si sono appassionate al suo progetto. «Ho aperto un canale Patreon con tre livelli di abbonamento, e sul sito sono indicati il mio codice Iban e il mio PayPal».

Una volta rientrato in Italia, Guarrera racconterà la sua esperienza in un libro: «sono un appassionato di guide turistiche e letteratura di viaggio, e avevo in mente di scrivere qualcosa di mio fin dall’inizio. Ho moltissimi appunti da parte e ho già un accordo con una casa editrice, ma non posso dire altro». Guarrera ha scelto di non attraversare l’Africa per evitare una «deviazione di percorso molto faticosa», ma non esclude di farlo in futuro. «Sarebbe bello visitarla come si deve, magari dedicandole un viaggio apposito. Per ora rientro, poi vediamo».

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